Numero 9

La politica di vita
Quadrimestrale, Spedizione in abbonamento postale

EDITORE: Associazione Culturale Progetto Emilia Romagna

Questo giornale convoca intellettuali, scrittori, scienziati, psicanalisti, imprenditori sulle questioni nodali del nostro tempo e pubblica gli esiti dei dibattiti a cui sono intervenuti in Emilia Romagna e altrove, per dare un apporto alla civiltà e al suo testo.
ALESSANDRO GENNAI
Presidente del Centro di Chirurgia estetica, plastica e ricostruttiva "Medical Service" (BO)

LA POLITICA DELLA BELLEZZA

La Chirurgia estetica è una branca medica ed in particolare chirurgica, ma proprio per la sua connotazione di “estetica” si colloca assieme ad arte e filosofia tra le discipline che si occupano del bello.

Paul Valéry scriveva che “il bello è ciò che fa disperare”: forse perché nessuno è mai riuscito ad afferrarlo, definirlo, incorniciarlo in una sterile definizione. Si parla di bello ma nessuno gli dà forma, è dentro di noi, lo sentiamo ma non sappiamo bloccarlo in un concetto come l’amore, la felicità, come l’infinito. Il bello è dinamico, scorre con il tempo e soggiace a lui: ciò che ora, in questo istante, è bello non lo era prima e non lo sarà dopo. Un tramonto è bello in quell’istante né prima né dopo; la stessa opera d’arte detta “immortale” è bella ora per noi, assoluta, ma in fede non possiamo sapere se piacque e piacerà.

Ecco  forse perché il bello fa disperare. Il chirurgo estetico vive quotidianamente il senso del divenire del bello leggendolo sul volto e sul corpo dei propri pazienti. Troppo spesso, però, si limita a descrivere tecniche chirurgiche, mai ad esprimere il proprio concetto di bellezza, come se un pittore parlasse della sua tavolozza, dei suoi colori, ma non della sua visione dell’arte.

Anche il chirurgo proietta il suo concetto di bello sul corpo del paziente, ma con una difficoltà in più, ovvero deve entrare in sintonia con lui. Nasce un dialogo, mai un’imposizione dell’uno o dell’altro.

L’ars chirurgica deve ricercare armonia, mai eccesso; mai la mano del chirurgo deve creare contrasto nel corpo del paziente. Seneca scriveva che “una bella donna non è colei di cui lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità  di ammirare le singole parti”. Questa ricerca del bello come armonia del corpo esige tecniche sempre più raffinate e conoscenze sempre maggiori, ma è la guida, il fine ultimo del nostro lavoro. Chi più del chirurgo estetico, attraverso la ricerca del bello, percorre con il proprio paziente un cammino molto intimo che tocca paure, tristezze ma anche forza e gioia? Chi meglio di noi coglie il contrasto della dicotomia piacere del corpo e anima? Quante volte leggiamo la profonda gioia e forza che pervade l’essere umano quando entra in armonia con la propria immagine.

“È stato detto che la bellezza è una promessa di felicità. Inversamente la possibilità di piacere può essere un principio di bellezza” (Marcel Proust, La Prigionia).